Troppe le questioni rimaste aperte, chiesto tavolo confronto

Correttivi Riordino: “non c’è due senza tre”

Decreto in CdM oggi chiediamo sia punto di partenza, non di arrivo

Ieri mattina la riunione conclusiva degli incontri informativi per le organizzazioni sindacali, convocati dall’Amministrazione della pubblica sicurezza, è stata presieduta dal Capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli, presenti il Vice Capo, prefetto Alessandra Guidi, il responsabile della Struttura di missione per l’ordinamento della Polizia di Stato, dirigente generale di pubblica sicurezza Maurizio Ianniccari, coadiuvato dal dirigente superiore della Polizia di Stato Gaspare Caliendo e il Direttore dell’Ufficio per le relazioni sindacali, vice prefetto Maria De Bartolomeis.

Così come ormai si stava profilando da tempo, alla fine, purtroppo, anche per i veti delle altre Amministrazioni interessate, hanno trovato accoglimento, e spesso anche parziale, solo alcune delle nostre pressanti richieste, formulate ed argomentate con chiarezza e coerenza sia su quel tavolo tecnico che nelle varie sedi, istituzionali e non, in cui ci è stato possibile portare la voce dei poliziotti che sono stati privati, negli oltre tre lustri intercorsi tra i riordini del 2000/2001 e quello del 2017, delle legittime opportunità di carriera previste per tutti i colleghi delle altre amministrazioni del Comparto sicurezza e difesa e di cui, a differenza di quanto avvenuto solo per noi, tutti gli altri hanno fruito regolarmente.

È ben nota la nostra contrarietà sull’intervento del 2017, in cui si doveva e poteva fare di più e da noi ritenuto insufficiente a sanare le clamorose sperequazioni che in oltre quindici anni si erano determinate a danno dei poliziotti e alle quali la nostra Amministrazione non è riuscita a porre rimedio, applicando male il criterio della “sostanziale equiparazione”, riconoscendo, invece, gli stessi diritti sia a chi è stato vittima di sperequazioni (come nel caso dei poliziotti), sia a chi quelle ingiustizie non le ha subite. Riteniamo che ciò che doveva essere dato a chi, ahilui, è stato vittima di pesanti sperequazioni in questi anni, non doveva essere esteso e concordato anche a chi e con chi quelle ingiustizie non le ha subite. Negare un diritto a chi è stato vittima di sperequazioni tra omologhi delle diverse amministrazioni perché l’estensione di quelle attenzioni anche a chi non avrebbe diritto a percepirle assumerebbe un onere eccessivo per gli altri Corpi del Comparto sicurezza e difesa ha il sapore del danno oltre alla beffa. Con questi terzi correttivi, purtroppo, i danni non si riparano e si ripete lo stesso errore commesso prima nel 2017, poi con i primi correttivi del 2018 e con i secondi correttivi: e ciò sta accadendo ancora ora con i terzi.

Gli agenti ed assistenti, per le elevate responsabilità autonome che si assumono non possono continuare ad essere definiti “esecutivi”, perché svolgono attività chiaramente superiori e “di concetto” e non li si può continuare a mortificare negando anche una definizione “neutra” come quella di “operativi”. Ben venga che un appartenete al ruolo assistenti ed agenti ci metta tre anni in meno per raggiungere la posizione apicale, ma ciò che lui deve recuperare rispetto alle altre Forze, che peraltro ottengono la stessa cosa, è invece il denegato accesso diretto al ruolo superiore, che tutti gli altri hanno potuto ottenere: “sostanziale equiparazione” di nome, non di fatto. Bene l’aumento di posti ed il soprannumero temporaneo nel ruolo sovrintendenti, ma non è sufficiente, perché occorrono maggiori opportunità per gli anziani ed effettive “chanche”, oggi assenti, per i giovani.

A maggior ragione non possono poi essere definiti “esecutivi” i sovrintendenti. Anche loro, inoltre, saranno contenti di metterci tre anni in meno per diventare “coordinatori”, ma ciò che chiedono e a cui hanno diritto è ben altro: i colleghi vogliono avere le stesse opportunità di progredire in carriera che hanno avuto ed hanno tuttora i loro “equiparati”, ma ciò ancora non è possibile e non lo sarà finché i posti concretamente disponibili nell’organico del ruolo degli ispettori saranno la metà dei teorici 24.000, che già sono molti meno degli oltre 30.000 effettivi dell’Arma e dei 28.000 della Finanza.

Pur apprezzando in parte, visti i divieti normativi, lo sforzo fatto, riteniamo un errore lo scorrimento solo parziale della graduatoria del concorso interno a 501 posti da vice ispettore che lascia al palo poco più di 100 colleghi ed il mancato scorrimento della graduatoria di quella del concorso a 614 posti.

Così come riteniamo inaccettabile l’esclusione da una adeguata abbreviazione dei percorsi di carriera dei frequentatori dei corsi VII, VIII, IX, X e XI, così come pure non possono passare “in cavalleria” gli anni trascorsi dai soli ispettori capo della Polizia di Stato, bloccati in quella qualifica per assenza di posti nella qualifica superiore, né la “retrocessione” dalla qualifica apicale di chi era già ispettore superiore.

L’organico del ruolo ispettori va dunque ripianato e l’abbreviazione destinata a favorire l’accesso alla posizione apicale mediante i tre-quattro bonus di un anno, offerti a chi già ne fa parte, va resa fruibile a partire dalla qualifica di vice ispettore, mentre gli anni trascorsi prima del riordino nelle qualifiche di ispettore capo ed ispettore superiore della Polizia di Stato, sperequati rispetto agli “equiparati” delle altre Forze, devono essere utili per il transito diretto, rispettivamente, nelle posizioni di sostituto commissario e sostituto commissario “coordinatore”.

Grande amarezza giunge dal fatto che il ruolo direttivo, che si accinge a non essere più definito “ad esaurimento”, pur rimando tale, istituito per conferire un minimale ristoro a chi aveva subito la negazione del preciso diritto a concorrere per il mai istituito e contestualmente soppresso ruolo direttivo speciale, sia rimasto l’unico a non poter fruire di nessuna abbreviazione del percorso per giungere alla posizione apicale. Così come, non si comprende come non sia stato possibile e voluto dalle altre Amministrazioni neanche mantenere, almeno nella fase transitoria fino al 2027, l’aliquota della 1800 unità del ruolo, potendo così, grazie agli importanti pensionamenti dovuti all’età dei colleghi oggi presenti, scorrere via via nella graduatoria dei 436 di tutti gli idonei. Pare per imposizione delle Forze armate, che i loro ruoli speciali continuano ad alimentarli.

L’ultima chicca scoperta per gli attuali direttivi già appartenenti al disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza riguarda, infine, la pensione che percepiranno: se non si interverrà efficacemente si corre il serio rischio che questa sia di importo più basso di quello che avrebbero percepito se non fossero stati promossi!

Per non parlare degli appartenenti al ruolo direttivo tecnico, che, assurdo nell’assurdo, non fruiscono del medesimo percorso di carriera dei colleghi “ordinari” in possesso delle medesime anzianità di servizio. Ma l’intero ruolo tecnico non può continuare ad essere la “Cenerentola” della Polizia di Stato, bisogna intervenire anche eliminando l’incomprensibile modifica delle mansioni che si ipotizza di inserire.

In vista dell’ormai imminente rinnovo contrattuale, vanno infine eliminati gli effetti distorsivi nella elaborazione degli assegni ad personam (art. 45, co. 5, d.lgs. 95/2017) che, cosi come è formulata oggi la normativa, non consentono di ottenere adeguati miglioramenti stipendiali a tutti i colleghi che accedono al ruolo superiore partendo dalla qualifica apicale del ruolo sottostante, come avviene per il passaggio da assistente capo “coordinatore” a vice sovrintendente, da sovrintendente capo “coordinatore” a vice ispettore e da sostituto commissario “coordinatore” a vice commissario. In sostanza, per tutti questi colleghi, si tratterebbe di un rinnovo contrattuale a costo pressoché zero.

Sarebbe ingeneroso affermare che nulla è cambiato dal punto di vista economico, ma ancora troppe sono le questioni – e le ferite – ordinamentali rimaste aperte e, se fosse prevista la firma dei sindacati sotto i correttivi, noi di sicuro non avremmo firmato. Serve, quindi, un permanente tavolo di confronto con la Struttura di missione, su cui avviare la discussione per l’elaborazione dei necessari ulteriori correttivi al riordino, per i quali saranno ovviamente necessari appositi stanziamenti, da ricercarsi mediante un’intensa e convergente attività di “moral suasion” nei confronti della politica.

Va detto in conclusione che, purtroppo, finché i riordini ordinamentali delle carriere e/o gli eventuali correttivi non saranno di singola amministrazione, dovendo invece trovare il comune assenso e interesse di tutte le altre Amministrazioni del Comparto sicurezza e difesa, ben poco si potrà fare per recuperare un gap tutto nostro che, evidentemente, poco interessa alle Amministrazioni che più virtuosamente hanno saputo presentarsi a questi appuntamenti con gli organici in regola e con i concorsi e i ruoli, tutti legittimamente effettuati e coperti.

Roma, 21 dicembre 2019

Il comunicato